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Published on Dicembre 23rd, 2011 | by Nidil_Firenze

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Trizio (NIdiL CGIL): "Il contratto unico? È una truffa per i precari"

Riportiamo di seguito l’intervista alla segretaria generale di NIdiL CGIL Filomena Trizio pubblicata oggi dal free-press Walk on Job)

Proposta di contratto unico, ritocchi all’Articolo 18 (che è quello che dal 1970 dichiara che,per le aziende con almeno 15 dipendenti, il licenziamento è valido se avviene per giusta causa o per giustificato motivo), riforma delle pensioni che abolisce la pensione d’anzianità e allunga l’età pensionabile. Sono questi alcuni dei punti principali della riforma del mercato del lavoro proposta dal governo Monti che hanno sollevato polemiche e dissensi da parte dei sindacati. Ne abbiamo parlato con Filomena Trizio, segretario generale della Nidil-Cgil, sindacato dei lavoratori precari.

Il senatore Pietro Ichino tempo fa ha proposto l’introduzione di un contratto unico per limitare il precariato. Cosa ne pensa?

«Da tempo il nostro giudizio è totalmente negativo. In primo luogo perché questo contratto ha una funzione meramente scenica: se anche venisse introdotto, non abbatterebbe tutte le altre tipologie contrattuali, e la manovra nulla dice a riguardo. In secondo luogo il contratto unico non supera affatto il dualismo tra lavoratori iper garantiti e lavoratori precari. Infine, riteniamo che questa formula contrattuale sia una presa in giro in nome della tutela dei precari: essi non chiedono per rabbia o vendetta che le altre categorie siano portate alle loro pessime condizioni, ma al contrario rivendicano il diritto di un lavoro giusto, retribuito e tutelato dai diritti, come quello del licenziamento per giusta causa e il diritto al reintegro, che è la tutela più seria esercitata in questo Paese nel corso degli anni. Ritengo che quella del contratto unico sia una truffa ai danni dei lavoratori inseriti e una presa in giro per quelli precari».

In che modo, allora, si dovrebbe intervenire per i precari?

«Bisognerebbe usare una parte dei risparmi delle tasse dei lavoratori per garantire l’assistenza; stabilire ammortizzatori sociali e minimi salariali e pagare di più il lavoro flessibile; e mettere ordine alla normativa».

L’ipotesi di ritoccare l’Articolo 18, che ha sollevato le proteste dei sindacati, in che modo “tocca” i precari?

«Ai precari togliere l’Articolo 18 non cambia nulla, a loro non viene nessun vantaggio. Loro possono già essere licenziati in ogni momento, per loro non ci sono benefici dall’abolizione o dalla modifica di questo articolo».

In queste settimane si è parlato anche di reddito minimo garantito per i disoccupati, soluzione adottata da molti Paesi europei…

«Se il reddito minimo garantito è una misura aggiuntiva alle politiche attive del lavoro, è una cosa d’interesse. Il punto però è: come si recuperano queste risorse? Se qualcuno pensa di farlo facendo saltare le indennità di disoccupazione o della mobilità, non si è capito nulla. Il punto non è togliere a qualcuno per coprire qualcun altro, ma ragionare su come tutelare tutti. Vorrei che si capisse che il punto nodale è portare i lavoratori precari alle tutele che altri hanno grazie alle lotte fatte in passato e di cui ora beneficiano i più anziani, ma che adesso dovrebbero venire estese anche ai giovani con contratti atipici e a molti over 40 e 50 precari».

Le pensioni sono un’altra questione di cui si dibatte in continuazione…

«La riforma pensioni è di fatto un’operazione non buona, è solo un’operazione di cassa che ha eliminato l’anzianità e alzato l’età pensionistica. Anche in questo caso i precari non ci guadagnano. Il problema, semmai, è intervenire sulla costruzione pensionistica dei giovani perché non debbano pagare nel futuro il proprio lavoro precario. La riforma infatti non dice nulla su come verrà coperta la discontinuità lavorativa dei precari, ma anzi somma l’ingiustizia fatta ai lavoratori più anziani a quella rivolta ai precari».

Proprio di questo si parlerà domani a Roma al centro congressi frentani nel convegno “Pensioni: l’equità da garantire fra presente e futuro” che si terrà a partire dalle 11 e in cui si discuterà della necessità di pensioni dignitose per coloro che, lavorando con contratti parasubordinati, versano i contributi alla Gestione Separata Inps, e per i quali il tenore di vita in età pensionistica si prospetta decisamente basso.

19/12/2011
Elisa Di Battista


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