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Published on Maggio 10th, 2010 | by Nidil_Firenze

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La kermesse dell’economia

alberto Il 7 maggio le Camere di Commercio di tutta Italia hanno organizzato l’ottava edizione della giornata dell’economia. Si tratta dell’incontro annuo degli imprenditori e delle istituzioni locali in cui si snocciolano le cifre sulla congiuntura economica della propria provincia. Quest’anno, il rito della presentazione della performance fiorentina si è svolto nel nuovo quartier generale della fu Cassa di Risparmio di Firenze oggi Intesa SanPaolo, la cattedrale del credito paradossalmente edificata negli anni del credit crunch. Ma l’ubicazione della giornata di CamCom non è stata l’unica novità di questa edizione. L’altro elemento simbolicamente significativo è stata la fusione della giornata fiorentina con quella pratese. Firenze e Prato unite per individuare strategie di uscita dalla crisi? O insieme per consolarsi vicendevolmente dell’impietoso realismo dei numeri delle due economie?

Non si trattava infatti di  pontificare sui successi degli imprenditori rappresentati, ma di cantare numeri che, anche per quest’anno, sono in larga misura preceduti dal segno meno e, diversamente dallo scorso anno, spesso sono a due cifre.

Nei suoi trenta minuti di intervento, il presidente della Camera di Commercio di Firenze ha freddato i ridanciani animi dei presenti ingiaccaecravattati con dati tanto puntuali quando infraintendibili: -3,8 di valore aggiunto, -6,5% di esportazioni, -11,3 di investimenti. Ha poi rincarato la dose affermando che se da queste cifre si scorporasse l’agricoltura e i servizi, il quadro sarebbe ancor più deprimente: -20,1% negli ordinativi, -12,3% di valore aggiunto nell’industria in senso stretto, -11,6% nelle unità di lavoro.

La congiuntura pratese non è certo più confortante. Anche l’intervento del presidente della sua Camera di Commercio è stata una via crucis dell’economia.

Gli esperti di IRPET e IRES chiamati ad aggiungere contenuti alle fredde cifre non hanno però aggiunto note di ottimismo. Il primo ha esteso il ragionamento congiunturale alla struttura produttiva fiorentina asserendo che è in corso un processo di depauperamento della specializzazione manifatturiera che non potrà essere interrotto nemmeno dalle ottimistiche previsioni di ripresa dei prossimi anni (quei miraggi numerici, ad una sola cifra, attorno ai quali esperti abbottonati esibiscono sorrisi di convenienza). Il secondo, parlando del mercato del lavoro di Firenze-Prato-Pistoia, ha aggiunto che esiste un problema di matching tra domanda e offerta di lavoro: da noi più che altrove gli imprenditori segnalano una scarsità di manodopera e soprattutto che sono poco interessati ai giovani laureati. Come dire, non ci interessa la conoscenza delle persone, ma ancora il loro saper fare strettamente maturato nei posti di lavoro. Roba da anni ’50!

Ricapitolando, la giornata dell’economia ci ha ricordato che la crisi sta mordendo duro il nostro territorio e sta rafforzando il suo declino manifatturiero.

Per uscire da questa empasse, molti hanno segnalato che l’investimento in infrastrutture, in ricerca e in innovazione sono la strategia per uscire dalla crisi. Peccato che il realismo di Bortolotti (IRES) ci abbia ricordato che l’attuale livello di indebitamento del nostro Paese (120% del Pil) non fa certo prevedere possibilità per una politica economica espansiva.

La sala, consapevole e quasi rassegnata al racconto della crisi, confortata dall’essere tutti nella stessa barca e ancora ignara del pericolo materiale di andare alla deriva, non è sembrata scossa. Anzi. Quando è stato annunciato il coffea break ha tirato un sospiro di sollievo, finalmente l’evento mondano della giornata dell’economia poteva tornare ad essere l’evento per quella mattina ci si era agghindati.


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