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Published on Dicembre 28th, 2010 | by Nidil_Firenze

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Meno lavori, più precari

da www.lavoce.info

Dall’inizio della crisi sono un milione e duecentomila (per l’esattezza 1.201.391) i posti distrutti fra i lavoratori italiani (i dati delle indagini forze lavoro sugli immigrati sono viziati dalle procedure di regolarizzazione). Mentre all’inizio della recessione, le perdite occupazionali erano concentrate tra lavoratori con contratti a tempo determinato (CTD) e nel parasubordinato, nell’ultimo anno ci sono stati licenziamenti anche fra i lavoratori con contratto a tempo indeterminato (CTI). Anche se la probabilità di perdere il lavoro continua ad essere da quattro (per chi ha un CTD) a quindici volte (per chi ha un contratto di collaborazione) più alta per i lavoratori precari che per chi ha un CTI (vedi Grafico 1), i lavoratori con CTI sono ancora più numerosi. Questo spiega perché hanno contribuito ad un quinto della perdita di posti di lavoro (vedi Grafico 2).
Le nuove assunzioni avvengono solo in contratti a tempo determinato e molti CTI vengono trasformati in part-time involontario. Mentre l’occupazione diminuisce aumenta così la quota di lavori precari, salita al 18 per cento. In cifre assolute i lavoratori con contratti a termine o in part-time involontario (tecnicamente sotto-occupazione) sono saliti a 4.145.113 (erano 4.037.958 un anno fa).
Se l’Italia non torna a crescere e non vengono introdotte politiche per ridurre il dualismo del nostro mercato del lavoro è un fenomeno destinato a crescere ancora nei prossimi trimestri.

(1) Variazione dello stock dei lavoratori per tipologia contrattuale al III trim. 2010 in rapporto alla popolazione iniziale (II trim. 2008).
(2) Variazione dello stock dei lavoratori per tipologia contrattuale in rapporto al totale dei posti distrutti tra il secondo trimestre 2008 e il terzo trimestre 2010.


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