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Published on Maggio 27th, 2010 | by Nidil_Firenze

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Liberi passi in libero Stato

valentina2Dichiara Tremonti, citando Goethe: ” Il primo passo è libero, il secondo è obbligatorio” (Sole 24 ore, 22 maggio). Queste parole sono state pronunciate dal Ministro in riferimento alle resistenze a un intervento di aiuto in Grecia da parte della Germania, ma rappresentano anche un monito in chiave europea alle critiche (più o meno celate) alla “sua” manovra economica (in queste ore al vaglio del Consiglio dei Ministri) che

sta scuotendo – fra simpatizzanti e resistenti – il governo, il suo Presidente, i Ministeri, i Partiti. Oggi non siamo quindi a parlare di precariato italiano ma dell’Italia tutta, che vedrà nel biennio 2011/2012 l’attuazione di una riforma tesa a portare il Pil sotto la soglia europea del 3% e fondata essenzialmente sulla lotta agli sprechi dell’amministrazione pubblica (e non sull’aumento delle tasse ai cittadini, ama ripetere Berlusconi come un mantra, Il Foglio 20 maggio). Di che cosa si tratta? Di una manovra da 24 miliardi di euro, da fare in fretta (“siamo alpinisti attaccati a una parte verticale, non possiamo traccheggiare”, Repubblica 24 maggio), seguita per tutta la settimana dalla stampa in tutti i suoi alti e bassi (Sole 24 ore 19-20-21-22-23 maggio; Corriere della Sera 19-20-21-22-23-24 maggio; Repubblica 21-24 maggio, La Stampa 19 maggio, il Giornale 23 maggio). Si comincia con l’aperitivo, ironizza Tremonti, che consiste nel taglio del 5% dei costi della politica – un aperitivo simbolico, dal momento che sembra fruttare appena 200 milioni di euro, meno dell’1% del totale – e con il taglio del 10% dei dirigenti pubblici con gli stipendi più alti. E si prosegue: con il blocco del rinnovo e degli aumenti contrattuali per i dipendenti pubblici, con la riduzione di alcuni istituti previdenziali e la soppressione di alcuni enti ritenuti “inutili”, con gli adeguamenti alle finestre pensionistiche, con i tagli agli enti locali (4 miliardi di euro in due anni) e alle Regioni. E ancora, con la caccia ai “veri evasori” e ai “falsi invalidi” (dal 2001, con il passaggio di gestione alle Regioni, la spesa per l’invalidità è passata da 6 a 16 miliardi) o con la sanatoria delle case “fantasma” non presenti in catasto. Dunque, chi è con, chi è contro? Plaude in prima fila Maurizio Fugatti, capogruppo della Lega in Commissione Finanze della Camera: “Tremonti ci ha salvati e ci salverà ancora” (la Padania, 22 maggio); sembrano aperti al dialogo Cisl e Uil, reduci da un incontro informale che ha suscitato da parte di Epifani critiche sui metodi di consultazione delle parti sociali (ancor prima che sui contenuti, che in ogni modo restano assai discutibili per la CGIL, iniqui sul piano sociale) – “una chiacchierata tra quattro amici al bar di fronte ai problemi seri del paese…Non c’è nessuno in Europa che si sia comportato così”, Il Sole 24 ore 21 maggio. Critiche sono anche le parole di Dino Greco (Liberazione, 21 maggio) che denuncia la “brama di nascondere le porcherie sotto il tappeto”, dal momento che gli evasori fiscali ricercati potrebbero coincidere in gran parte con i titolari dei conti esteri graziati dallo scudo fiscale di qualche tempo fa; mentre Gianfranco Polillo de Il Riformista (20 maggio) invita a “calma e gesso” perché la manovra di Tremonti non è “macelleria sociale” ma una riforma strutturale che non desta allarmi sociali, perchè siamo “consapevoli che non basta più chiudere il rubinetto nei momenti di emergenza, ma che occorre ridurre la pressione dell’acqua che scorre nei tubi”. Non entusiasti sembrano tuttavia restare molti Ministri, il Presidente della Camera, lo stesso Presidente del Consiglio (“almeno per un giorno, Tremonti riesce a mettere d’accordo Silvio e Gianfranco “, Il Giornale 21 maggio), per non parlare dei sindaci di molti Comuni italiani tanto delusi che lo scorso 20 maggio hanno deciso di stendersi a terra in Piazza Signoria accompagnati dal motto “stanno mettendo il tuo comune al tappeto” (Il Fatto Quotidiano 21 maggio). Ma, il Ministro ha deciso, avanti tutta. Chiudiamo con un paio di articoli dedicati al tema del precariato: il primo si interessa del documento presentato all’assemblea nazionale Pd, che ribadisce il valore costituzionale del lavoro e propone – finalmente – una strategia di lotta concreta alla precarietà (Unità, 25 maggio); il secondo riguarda il cosiddetto emendamento Castro, inserito nella nuova versione del disegno di legge sull’arbitrato in caso di licenziamento del lavoratore: bene, per quanto riguarda i precari…potranno anche essere licenziati “a voce”, cioè solo oralmente (poco giova sapere di avere tre mesi – e non più due – per impugnare la decisione). E’ quanto ha presentato il relatore di maggioranza Maurizio Castro suscitando le polemiche di tutta l’opposizione, incluse quelle di Tiziano Treu, padre del pacchetto sulla flessibilità nel mondo del lavoro: “è un fatto politicamente molto grave” (Corriere della Sera, 18 maggio). Voci, certo, solo voci.


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