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Published on Giugno 3rd, 2010 | by Nidil_Firenze

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La ferocia dei dati: i giovani bastonati dalla crisi

ilariaIl Rapporto Annuale dell’ISTAT, i dati di Almalaurea e Bankitalia e le ultime rilevazioni ISTAT sulla disoccupazione mostrano quanto da tempo la CGIL ha denunciato: la crisi si è abbattuta con una ferocia inaudita sulle giovani generazioni.

L’ISTAT comunica che nel mese di Aprile 2010 il tasso di disoccupazione nella popolazione tra 15 e 24 anni è pari al 29,5%, con un aumento 4,5 punti percentuali rispetto ad aprile 2009; questo a fronte di un dato complessivo della disoccupazione che si attesta sul 8,9%, con un aumento di 1,5 punti rispetto ad aprile 2009. Secondo una nostra rielaborazione su dati ISTAT la disoccupazione degli under 35 nel 2009 si è attestata intorno al 15%, assorbendo per buona misura l’aumento complessivo della disoccupazione.

Nel Rapporto annuale dell’ISTAT si dichiara che la crisi ha determinato nel 2009 un significativo calo sull’occupazione dei giovani (18-29 anni): 300 mila unità in meno rispetto al 2008, con un contributo del 79% sul calo complessivo dell’occupazione. Inoltre, si rileva un allargamento dell’area dei non impegnati né in un lavoro, né in un percorso di studio (142 mila in più, su un totale computabile in 1,9 milioni) e degli studenti (83 mila in più), cui si aggiungono altri 47 mila giovani che, precedentemente in posizione di studenti-lavoratori, prolungano gli studi, presumibilmente in ragione delle ridotte prospettive occupazionali.

Il 30% della popolazione 18-29enne ha un lavoro atipico (a fronte del 8% della restante parte della popolazione) ed è in questo segmento che si è concentrato il calo dell’occupazione. Se, per ogni 100 giovani occupati nel primo trimestre 2008, a distanza di un anno, 15 sono transitati nella condizione di non occupato (erano 10 un anno prima), tra i giovani collaboratori questa percentuale sale a 27.

La maggior parte dei lavoratori atipici non ha usufruito di alcun ammortizzatore sociale visto che su 150.000 parasubordinati che hanno perso il lavoro solo 1500 hanno usufruito del misero bonus elargito dal Governo.

L’occupazione crolla non solo per i giovani con basse qualifiche: secondo i dati diffusi da Almalaurea a 3 anni dalla laurea il tasso di occupazione è sceso di 8,6 punti percentuali.

Sempre secondo l’ISTAT nel 2009 la quota dei 18-34enni che vive ancora in famiglia si attesta al 58,6%, per la fascia 30-34 siamo quasi al 30%, una quota triplicata dal 1983.

L’ISTAT inoltre aggiunge: “si prevede che il numero di figli per donna possa crescere fino a 1,58 nel 2050; la speranza di vita aumentare fino a raggiungere gli 84,5 anni per gli uomini e gli 89,5 per le donne; il numero dei giovani fino a 14 anni ridursi a 7,9 milioni (il 12,9 per cento della popolazione); la popolazione attiva contrarsi a 33,4 milioni (54,2 per cento) e quella degli over 64 salire a 20,3 milioni (da uno su cinque a uno su tre residenti nel 2050)”. In sostanza, “l’indice di dipendenza degli anziani potrebbe raddoppiare”.

Questi dati in tutta la loro crudezza dicono una cosa chiara: alle generazioni più giovani è stata sottratta la possibilità di rendersi autonomi dalla famiglia e di determinare il proprio futuro, con la drammatica conseguenza di ratificare ed estendere le diseguaglianze sociali di partenza. Togliere il futuro ai giovani significa togliere ogni prospettiva di ripresa al nostro paese.

Investimenti per l’occupazione, stabilità e diritti nel lavoro, accesso alla casa, sostegno al reddito sono gli interventi urgenti per dare prospettive ai giovani.

A fronte di questo il Governo non ha mosso un dito e la manovra economica recentemente varata darà un ulteriore colpo di grazia con i tagli all’istruzione e ricerca, alle politiche sociali e con il licenziamento dei precari nella pubblica amministrazione.

A pagare la crisi sono sempre i soliti noti: è ora di invertire la rotta e addebitare il conto a chi in questi anni ha visto crescere la propria ricchezza protetto nei settori della rendita e redistribuire risorse e opportunità, mettendo, questa volta senza finta retorica, i giovani al primo posto.


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