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Published on Febbraio 4th, 2010 | by Nidil_Firenze

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Il congresso CGIL e il sostegno alla mozione Epifani.

logocong2Premetto, la scelta non è stata facile.

Però, il congresso CGIL offre l’occasione di interrogarsi sul ruolo e la visione del sindacato, per cui colgo la palla al balzo.

Motiverò così il mio sostegno alla mozione 1, primo firmatario Guglielmo Epifani, in base alle risposte che mi sono dato a una serie di domande, e che vorrei condividere.

Premetto che le domande rovesciano un po’ il punto di vista sulle discussioni che in questo periodo animano le assemblee per il voto dei delegati: in quei contesti, tendono a prevalere argomentazioni a sfondo organizzativo e di strategia politica, talvolta a livello tale da far nascere in me il sospetto che il confronto non stia avvenendo fra i contenuti delle mozioni, quanto piuttosto tra gli apparati di militanza dei proponenti.

Io vorrei proporre un punto di vista più ampio, un attimino più… prospettico.

Il mio punto di vista sarà peraltro quello non di un sindacalista che si rapporta ai lavoratori, quanto piuttosto quello di un lavoratore che si rapporta al sindacato. Sembra banale ma non lo è.

Come preannunciato, il mio sostegno alla mozione 1 è scaturito da una serie di domande, che ora riproporrò in forma di auto-intervista, tra D (domanda, intervistatore) ed R (risposta, intervistato).

Vado.

D: Con quale attributo, con quale proprietà vorresti che si potesse definire la CGIL?

R: Mah… non so… direi…. … FORTE! Sì, voglio una Cgil forte, forte nel condurre le contrattazioni, forte nel farsi carico delle necessità dei lavoratori. Voglio una Cgil forte!

D: Va bene, vuoi un sindacato forte, ma cos’è che lo può rendere tale?

R: Beh, ci possono essere diversi strumenti… La personalità dei leader, le strategie politiche adeguate… L’organizzazione delle strutture? Sì, anche, e pure il numero degli iscritti…

Se fossi un sindacalista che si rapporta ai lavoratori probabilmente sceglierei una di queste risposte, o tutte insieme. Ma da lavoratore che si rapporta al sindacato mi lasciano insoddisfatto…

Credo che la forza diretta sia data dalla RAPPRESENTANZA.

La capacità di rappresentare ogni lavoratore, con ogni tipo di contratto, in modo esteso e DIRETTO.

Il sindacato deve essere uno SPECCHIO in cui il lavoratore possa IDENTIFICARSI nell’immagine riflessa….

D: hai sollevato il tema dell’identificazione… in che senso c’entra la rappresentanza con l’identità?

R: L’identità… è complicato. Nel senso, se il sindacato deve costruire la propria forza attraverso la rappresentanza, non può limitarsi a riferirsi solo ai lavoratori di oggi, ma soprattutto a quelli di domani, alle NUOVE GENERAZIONI DEL LAVORO

D: e quale sarà l’IDENTITA’ dei nuovi lavoratori nei prossimi anni che richiederanno adeguata RAPPRESENTANZA?

R: Guarda al mondo del lavoro di oggi: complesso, frantumato, atomistico, in continua evoluzione, LIQUIDO…

D: cosa c’entra questo con l’identità, con la rappresentanza?

R: già oggi, solo in pochi hanno la fortuna di avviarsi al lavoro attraverso un percorso stabile. La maggioranza ha di fronte a sé una lunga anticamera di precariato… e capisci perché l’identità lavorativa, sociale, che tenderà ad affermarsi in modo sempre più vasto è quella del PRECARIO?

D: non del tutto.

R: pensa a quel diplomato, o a quel laureato che finiti gli studi magari per due mesi lavora in un call-center, per altri tre mesi poi apre una partita Iva per fare consulenza finanziaria o organizzativa… o formazione, poi finiscono le commesse e l’unico modo di sbarcare il lunario diventa un lavoro a tempo determinato, o magari in nero, in un ristorante…

La sua non è un’identità lavorativa definita. È trasversale. È liquida. È un precario. Punto.

A chi deve rivolgersi per essere rappresentato?

R: alla Nidil, immagino, le Nuove Identità del Lavoro…

D: sì, se vince la mozione 1.

Se vince la mozione alternativa, che prevede l’accorpamento delle sigle confederali in tre macro-categorie, la NIDIL sarà soppressa.

La Nidil fino ad oggi più di ogni altra sigla ha rappresentato il precariato. E se guardiamo la rappresentanza del sindacato in fase prospettica ed in questo contesto economico finanziario, sarà necessario investirci ancora di più, non sopprimerla. Proprio per dare rappresentanza alle future identità del lavoro, e forza al sindacato. L’identità del precario è trasversale, e non è facilmente categorizzabile.

D: quindi?

R: Quindi non possiamo pensare di sopprimere un soggetto trasversale come Nidil, né procedere ad eccessive semplificazioni organizzative in un contesto sempre più caotico.

Se vogliamo rappresentare adeguatamente un’identità LIQUIDA, poco definita e trasversale, non possiamo fare a meno di una categoria come Nidil.

D: ma Nidil non è che abbia funzionato in modo particolarmente efficiente ed efficace fino ad oggi… non è stato così utile…

R: neanche la scuola dopo la cura Gelmini è particolarmente utile. Ma cosa facciamo, la sopprimiamo o cerchiamo di investirci di più?

E comunque i risultati conseguiti nel sostegno al precariato e alle stabilizzazioni, fino ad oggi, si devono soprattutto a Nidil. E comunque non so, come sostengono i colleghi della seconda mozione, se il precariato possa essere gestito meglio senza NIdil.

Dal mio punto di vista verrà comunque RAPPRESENTATO peggio. Specie se guardiamo al futuro

D: eppure stiamo sempre parlando di mantenere in vita una sigla che finirà, in un modo o nell’altro, a gestire da sola e trasversalmente il vasto tema del precariato. Può essere una soluzione efficace?

R: Da sola? E chi l’ha detto?

D: e allora come?

R: se cadendo dalla bici ti spacchi una gamba dove vai?

D: da nessuna parte, aspetto l’ambulanza, immagino…

R: Ok, e l’ambulanza dove ti porta?

D: al pronto soccorso, immagino…

R: al pronto soccorso! Non al reparto di ortopedia o chirurgia… al Pronto Soccorso! Dove ti fanno l’anamnesi, ti danno le prime cure e poi, individuato il percorso più appropriato, ti indirizzano verso il reparto. È un percorso di cura…

D: cosa c’entra tutta questa storia con il precariato, il mercato del lavoro, la rappresentanza…

R: se la Cgil vuole costituire la sua forza sulla base di una rappresentanza che coinvolga anche le nuove generazioni, che entreranno nel mercato del lavoro prevalentemente rispecchiando l’identità liquida e trasversale del precario, deve configurarsi come un OSPEDALE: la Nidil dev’essere il Pronto Soccorso, le categorie i reparti.

All’interno dell’ospedale il paziente, il lavoratore, compirà un percorso di cura e assistenza che lo porterà a consolidare i propri diritti. E il sindacato consoliderà la propria rappresentanza.

D: e cosa ne penserà la Cgil, nel suo complesso, di questa visione?

R: Non lo so. Spero che si prenda consapevolezza che il problema più grosso per il futuro, e comunque più di quanto lo sia per il presente, sarà costituito a livello sia strettamente lavorativo che sociale proprio dal precariato.

Il mio sostegno alla mozione 1 va nella direzione di assicurare alla questione una risposta necessaria, ma non sufficiente.

D: quindi il tuo discorso sembra andare ben oltre gli specifici temi dibattuti in ambito congressuale…

R: ben oltre.

D: grazie, vai a dormire ora che è tardi e ti vedo provato…

R: ok, grazie. Buonanotte.


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